
Chi sono
Il rotondo silenzio della notte
sul pentagramma
dell'infinito.
Esco nudo per la strada,
gonfio di versi
perduti.
Il nero, forato
dal canto del grillo,
ha questo fuoco fatuo,
morto,
del suono.
Questa luce musicale
che percepisce
lo spirito.
Gli scheletri di mille farfalle
dormono nel mio recinto.
C'è una giovinezza di brezze impazzite
sopra il fiume.
("Ora Stellata" F.Garcia Lorca)
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"Agamennone sarebbe scappato dalle paure e dalle menzogne che lei continuava a raccontargli. Avrebbe voluto viverla libero anzichè schiavo del buio e dell'incertezza. Portarla in luoghi sconosciuti, ingannare il tempo con nuove avventure, ma lei rimaneva legata al suo passato, alle sue bugie, ai suoi mostri zoppi ed orchi deformi. Forse aveva paura di scoprire un mondo nuovo o le dispiaceva di abbandonare quello vecchio. Egli immaginava una nuova vita, lei se la tormentava. Si stancò di aspettarla. La lasciò indietro col suo ricordo nel cuore."

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Alberi: rubati spudoratamente
18 anni!Quando sei piccola e pensi ai tuoi 18anni,tutto sembra diverso…la mente si colora di nuove prospettive di vita: macchina,patente,indipendenza. Quando poi compi 18 anni,l’unico pensiero fisso nella testa è…responsabilità.
Ricordo ancora quel giorno;nulla di eclatante. Quell’anno tutti i miei amici organizzavano la loro festa di 18 anni con l’intento di rendere quei due numeri i più importanti e memorabili della loro vita. Amavo andare ogni fine settimana a una festa diversa,conoscere gente nuova,sfoggiare un abito da maschiaccia sexy,bere,comparire nelle foto di tutti esibendo facce da diva da quattro soldi…ma odiavo organizzare la mia di festa e sentirmi i riflettori puntati solo su di me.
Il 24 Novembre raggiunsi finalmente la maggiore età. “Finalmente” non perché ero ansiosa dell’evento ma perché non vedevo l’ora che l’evento passasse portandosi via suoni e luci,gente e stelle filanti. Quel 24 Novembre soffiai le candeline;lo feci lentamente …soffiai a lungo…sempre più forte…anche quando la fiamma si spense continuai a soffiare,diventai paonazza per lo sforzo,strizzai gli occhi e spremetti le mie meningi come un pompelmo rosso per far uscire il succo del mio desiderio. Quel giorno il mio più peggior incubo tornò ad affollare i miei pensieri;quel giorno, il mio uomo nero aveva esalato il suo ultimo respiro.
“Colto da un infarto improvviso” sentivo eccheggiare quelle parole da una cornetta del telefono e le mie labbra sporche di cioccolato sorrisero di soddisfazione. “Il mio desiderio si era avverato alla velocità della luce”. Non mi sentivo in colpa…perché avrei dovuto?per anni avevo sognato questo,per anni avevo desiderato sempre la stessa cosa e finalmente quel giorno era arrivato. Improvvisamente quella festa,la mia festa era diventata ai miei occhi la mia vittoria.
Non me ne rendevo conto ma ben presto avrei sentito lo stomaco accartocciarsi. Vomito. Liberai il mio corpo finalmente dallo sporco che si era accumulato e nonostante questo, la mia anima ne rimase lacerata. Chi volevo prendere in giro?Nulla poteva cancellare il passato.
Festeggiai i miei 18anni con compagni di vita che tuttavia rimanevano lontani da quella vita almeno un paio di Km. Svelare la mia distruzione interiore?Non ne sarei stata capace. E con quali parole poi?In quale occasione?Ma soprattutto con quale faccia tosta?In fondo ero convinta delle mie colpe,della mia incapacità di reagire ad una persona del genere. Temevo i loro giudizi,temevo i loro rimproveri. Mi sentivo in colpa per ciò che era successo,un peso che cresceva ogni giorno di più,cosi pesante da toglierti il respiro che affannosamente corre alla ricerca di nuovo ossigeno per sopravvivere. Disorientata facevo fatica a distinguere la vittima e il colpevole. Chi ero io?Entrambi in egual modo.
“Sono colpevole…sono colpevole…sono colpevole…sono colpevole…sono…” stringevo i denti e pronunciavo quelle parole instancabilmente come una macchina da corsa ripercorrevo la stessa pista migliaia di volte con la stessa velocita di intonazione. Vittima e distruttrice di se stessa..”brava Alice ora sei la regina…indossa la corona nera dei tuoi peccati,dei tuoi rimorsi,dei tuoi pensieri omicidi…indossa l’abito perfetto e onora la tua vittoria..” camminando in punta di piedi mentre luci e suoni si confondevano nei miei occhi languidi,intonavo le stesse parole a mò di canzonetta mentre l’alcool scorreva veloce lungo la mia gola e riscaldare questo cuore freddo,facevo inchini ai miei amici trasformati in sudditi orribilati dalla loro regina ubriaca di follia. Ridevo a crepapelle piegando la schiena il più possibile improvvisando un Caschè senza accompagnatore caddi sbattendo le mie ali a terra,ero caduta in volo. Quando aprii gli occhi era gia mattino. La luce entrava furiosamente dalle fessure delle persiane della mia stanza creando fasci di luce da discoteca in pieno giorno abbagliando i miei occhi appena aperti. I miei amici avevano ragione.Avrei ricordato i miei 18anni per il resto della mia vita.
V
Il giorno di Natale ero agitata,sentivo tensione invadere le pulsazioni del mio cuore che acceleravano e fremevano ancora più forte.Era una tensione piacevole,di chi sta assaporando la vita senza freni né timori. Queste le mie sensazioni prima di incontrarci tutti a casa di Vale per la classica giocata a carte contornati da spumante e panettoni.
Arrivo a mezzanotte e tu eri già li’,sulla porta;ti faccio gli auguri,un semplice bacio sulla guancia perchè tutti gli altri ignoravano,perché tutti gli altri non avrebbero capito. Avevamo deciso di non svelare la nostra storia a nessuno per timore di commenti e giudizi un po’ affrettati(lui migliore amico del mio ex fidanzato, quest’ultimo mollato da me per la sua ex fidanzata circa un mese prima)…da allora avevo chiuso ogni possibilità di incontro con il mondo maschile. Ero incazzata con lui che non aveva il coraggio di mollarmi nonostante si sentisse con la sua ritrovata fiamma;Non lo amavo anche se fingevo. Non ho mai amato anche se credo di non averlo mai saputo. Sembravo una bambina capricciosa che dopo aver ottenuto cio che vuole,si scoccia e passa ad altro. Non ero in grado di provare qualcosa,alcune volte non ero in grado di provare nemmeno piacere e attrazione per un ragazzo;quello che mi piaceva era solo possedere e abbandonare,far soffrire magari,vederli tornare striscianti da me implorando un ritorno a stare insieme. Sembravo una macchina artificiale programmata solo per questo: senza emozioni. Ogni storia era uguale alla precedente. Ci si conosceva,ti bacio,stiamo insieme,ridiamo,scherziamo e tutto finiva là,mi bastava solo questo. Il sesso?per me non esisteva…ero di una verginità intatta e integra. Non mi esponevo più del necessario,volevo un rapporto superficiale,quello che c’era dentro non doveva uscire allo scoperto.
Era la notte di Natale e io,macchina artificiale,mi sono trasformata in cuore caldo e umano.
Quella sera balliamo insieme in uno sgabuzzino e al buio mi stringi forte a te,mi baci,mi mordi,le tue mani mi accarezzano,avvicini il tuo sesso contro il mio e delicatamente spingi e una voglia di fare l’amore cresce mentre la musica aumenta,il caldo ci sfiora e labbra e baci non ci bastano più. In quel momento avvertii un cambiamento..era come iniettarsi liquido cioccolato fondente dritto nelle vene e andare in overdose ipocalorica all’istante…Nonostante questo io ti fermo..tu mi guardi. Era la notte di Natale e io volevo perdermi dentro di lui perché lui aveva la chiave e lui mi avrebbe liberato.
IV
Apro gli occhi,sono le 4.00del mattino e io ancora sveglia,conto api velenose pronte a pungermi.
Sudo di ghiaccio,ansimo senza fiato,il mio corpo rimane immobile nell’attesa di riassestarsi. La mia testa è in viaggio perché la notte non mi ammutolisce,non blocca la scia dei pensieri che pervade ora la mia mente. Pensieri sfumati di chi pensa ma non sa cosa,pensieri anestetizzati da un sonnifero preso di getto prima di entrare nel mio letto di piume.
Cosi’,con gli occhi sbarrati verso un soffitto ipercolorato,viaggio su un treno sporco e scomodo. Ogni vagone è un pensiero e io ci cammino sopra ,sotto,dentro,in piedi,seduta; mi affaccio dal finestrino,respiro aria di libertà,quella leggera che ti sgancia dall’atroce senso di paura,quella che non ti fa dormire di notte,quella che non ti fa vivere di giorno,quella che non ti fa amare mai.
E allora immagino di rimpicciolirmi come Alice nel paese delle meraviglie mangiando un piccolo pezzetto di torta ai mirtilli,divento piccola creatura e mi infilo tra la fessura del finestrino e mi lancio nel vuoto. Come fiume in piena scorro via da quel treno che è la mia mente,corro veloce su pattini d’acciaio,corro oltre i confini della mia immaginazione. Veloce,sempre più veloce,non è una fuga,è voglia di sentire l’aria entrare con furia nei miei polmoni,è esigenza di chiudere gli occhi e correre senza pensare…finalmente senza pensare. Ma quella corsa è infinita,i miei pattini non hanno freni,il mio fiume non sbocca in nessun mare…apro gli occhi:
“Cosa succede?”sussurro mentre i miei occhi pian piano recuperano la vista.
“Alice come stai?Sono mamma mi riconosci?sei in ospedale. Hai ingerito metà flacone di sonniferi. Ti rendi conto?...stavamo per perderti!!!”
A quindici anni ho tentato il suicidio;a soli quindici anni pensavo di morte. Non credo di essermene mai accorta,aver avuto la consapevolezza delle miei azioni.
Il vuoto scandiva le mie giornate;il silenzio era il rumore che più preferivo,nitido e compatto. La gente non mi attraeva,li consideravo solo manichini di plastica con indosso vestiti firmati. Gli amici mi incuriosivano,li guardavo la sera seduta su una panchina fredda mentre esibivano i loro cervelli annebbiati a una sorta di concorso su “chi è il più intelligente del gruppo?” e per me perdevano tutti.
La scuola?un dovere frequentarlo. Ogni giorno per me era uguale. Stessi colori,stesse persone,stessa aria,stesse voci,stessi pensieri…ogni mattina aprivo gli occhi sapendo già cosa sarebbe accaduto.
III
Quella sera mi chiami:
“Ciao Alice come stai?”
“Bene grazie. Che piacere sentirti. Indovina un po’?In questo momento sono nell’autobus e sto tornando a casa per le vacanze di Natale.”
“Veramente?Ma stasera ci vediamo? Cosi’ parliamo un po’. Se non c’è nessuno che ti dà un passaggio posso venirti a prendere io”
“Grazie ma ho già chiamato Vale .Ci vediamo direttamente stasera al solito posto. ok?”
“Ok un bacione a dopo.”
Tutto è iniziato da quella sera di Dicembre. Il freddo intorpidiva la mia mente stanca del viaggio.Su un autobus mezzo pieno,ho trascorso ore interminabili;La mia testa appoggiata al finestrino e i miei occhi appoggiati sull’asfalto che correva veloce sfumandosi di colori grigiastro mentre il cielo imbruniva e la strada pian piano scompariva…ed era come entrare direttamente nel buio infinito del cielo.
Prima di quella telefonata ero li’,con occhi distanti dalle orbite e i pensieri lontani dalla mia testa;Subito dopo quella telefonata,un sorriso di leggerezza sfiorò le mie labbra color porpora.
Amici,eravamo solo questo prima di entrare in quella stanza e scoprire di essere altro…prima di incrociare sguardi quasi di stupore per aver scoperto qualcosa di nuovo ma che ignoravamo ancora. Mi abbracci,ti abbraccio…amico trovato cosi ’,per caso,come per caso è nato il nostro amore.
Mi consolavi a distanza,ti asciugavo lacrime amare. Due persone diverse,insicure entrambi. Non conoscevo molto di te,ci bastava solo rincuorarci a vicenda nei momenti di solitudine,nei momenti di nevrosi multipla.
Mi parlavi delle tue storie con ragazze che ti facevano perdere la testa;hai pianto quando una di queste ti ha abbandonato. Mi hai ascoltata mentre sputavo veleno sul mio ex ed ex tuo migliore amico.
Quella sera sei strano…torni a casa. La sera dopo mentre respiriamo ossigeno formato sigaretta mi guardi e mi dici:
“Forse era meglio che non tornavi.”
“Perché?”
“Perché ho paura che succeda qualcosa!”
E quel qualcosa era semplicemente la voglia di baciarmi ed essere qualcosa di più che non si sa ancora cosa,un desiderio di piacerti,di toccarmi con leggerezza. Un desiderio quasi violento,una violenza che sa di necessità di ascoltarci dentro amandoci.
“Tu riesci a capirmi come nessun altra persona sa fare”
Entro in macchina e sotto casa mi baci…un tocco di piuma leggero,caldo,morbido,dolce.
Due settimane,solo due e il mio mondo distante da quello reale,la mia dimensione atemporale è caduta all’improvviso. Ho visto scie di luce entrare con forza nel buio che era la mia vita.
II
Ricordo a tratti momenti incancellabili;inutili i tentativi di reprimerli e accartocciare fogli di ricordi pungigliosi e taglienti. Come un pugno nello stomaco,ritornano alla mente,soffri,sputi sangue di tristezza,ti pulisci ma quello sporco rimane addosso…sono solo indelebili macchie nere di vita.
Ricordo ancora. Sette anni…le tue mani addosso…il mio sguardo nel vuoto,troppo piccola per capire,consapevole che ciò che stava accadendo andava al di fuori della norma.
I ricordi mordono,tagliuzzano come lame affilate lembi di infantilità spezzata,chiusa in una stanza e gettata la chiave.
Ricordo te,uomo nero,quello che tutte le bambine rifuggono perché di notte arriva,entra nella tua stanza ma tu accendi la luce e tutto scompare. Il mio no;il mio agiva alla luce del giorno,in silenzio. Mi prendevi la mano,mi dicevi:”toccami” e un senso di disgusto fluiva nel mio stomaco,nelle viscere,nel sangue,nei miei occhi ancora bambini e tu me li hai offuscati.
Tu sei quello che si può definire “perverso molestatore di bambine di sette anni”…sei solo questo;non hai più un nome nè un cognome,non hai un volto,è nero,e ora nella mia mente allucinata le tue mani non esistono più,tagliate da un colpo di lama perfetto. E questa figura ora mi piace,ora ti vedo cosi’ creatura che non esiste. Taglio quelle dita ogni qualvolta ricompari nella mia mente;ti dico “basta lurido pervertito” ogni qualvolta tenti un approccio morboso senz’anima.
I
Le mani tremano,un flusso di elettricità pervade i circoli nervosi della mia mente…sono solo ricordi di momenti vissuti e respirati fino all’ultimo battito di fiato. Mi guardi…vuoi entrare nelle mie più profonde ferite e rimarginarle,cicatrizzarle/ci stai riuscendo/ce la fai,perché nulla sembra più vano e insensato.
Io sono Alice e questa è la mia seconda vita;un’altra possibilità ,come quando il gratta e vinci non prospetta più quella sua fatidica frase che spezza ogni sogno di vittoria:..Ritenta sarai più fortunato.. No,ho vinto! E la mia vittoria sei tu. Banale a dirselo/banale forse per coloro che affondano le loro ali di libertà nel cemento,convinti di non poter buttarsi giù per il timore di schiantarsi nel vuoto di un burrone che loro stessi si sono costruiti;il buio circonda ancora i loro occhi…il buio circonda ancora i miei,perché è facile rialzarsi dopo una brutta caduta,difficile invece,è rimanere in piedi.
Questa è la mia storia descritta con mani elettriche di chi sa che è difficile guardarsi allo specchio e raccontarsi…questa è la mia vita scandita dalle vibrazioni di una chitarra elettrica,dal suono aggressivo e sensuale di un violino stridente,perché ogni mio respiro è musicale.
La mia vita è un concerto rock suonato in un teatro di lusso.
Raccogliere i cocci di un vaso rotto,questo il mio intento. Riordinare la mia vita e incollarla con un super-attack resistente,questi i miei buoni propositi.
Io sono Alice ,ragazza di provincia,venticinquenne quando sa esserlo ,quindicenne per le sue azioni alquanto infantili. Smemorata di nascita,già da piccola avevo una concezione dello spazio e del tempo abbastanza contorto..”Vivo nel mio mondo e il mio mondo è una dimensione atemporale”.Nervosa,caffè-dipendente,taciturna e logorroica,malinconica e menefreghista,sensibile ma stronza, sono tutto il contrario di tutto,sono la contraddizione in persona e di questo me ne vanto. Sono una fanatica del nero;il nero è uno stile di vita:preciso ,intatto,integro e senza sfumature,il nero delinea i contorni del mio viso,io delineo me stessa con il nero.
Questa è la mia seconda vita…si perché la prima era già morta ancor prima che nascesse.
Mi guardi e c’è musica,mi tocchi e c’è poesia!
Io sono Alice e lui è un’anima pura ma fragile e sensibile,taciturna delle sue emozioni,ingabbiata per necessità;anima che cercava un senso di vita,anima vuota ancora per paura di riempirsi ed esplodere di sentimenti. Un’anima che ora si fonde con la mia incastrandosi perfettamente come i due pezzi di un puzzle. Angeli maldestri osservano un amore che sboccia ogni qualvolta le tue dita mi sfiorano,ogni qualvolta i nostri corpi bianchi e feriti si mescolano curandosi a vicenda,ogni qualvolta le nostre anime trovano il coraggio di buttarsi a precipizio e lacrime salate si addolciscono di miele.
Io sono Alice e lui è la mia cura…e io sono la sua. Questa è la mia rinascita. Questa è la nostra alba eterna.